PER L’ESENZIONE ICI-IMU È SUFFICIENTE LA DIMORA ABITUALE DEL CONTRIBUENTE E NON DEI FAMILIARI
Corte Costituzionale, Sentenza n. 112/2025
La Corte Costituzionale ha recentemente dichiarato illegittimo l’articolo 8, comma 2, del decreto legislativo
504/1992, che richiedeva, per l’esenzione dall’ICI, che anche i familiari del possessore dimorassero abitualmente
nell’immobile. La normativa, infatti, si basa sul presupposto oggettivo del possesso o della proprietà, non sullo
status personale del contribuente. La richiesta di dimora abituale anche dei familiari penalizza i coniugi non
conviventi, violando i principi di uguaglianza e tutela della famiglia. La norma, quindi, è stata ritenuta
incostituzionale perché discriminatoria e in contrasto con i principi costituzionali.
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LA VISURA CATASTALE NON FORNISCE GARANZIE SUFFICIENTI NEL MOMENTO DI ACQUISTO DI UN IMMOBILE.
Corte Costituzionale, Sentenza n. 120/2025
La Corte Costituzionale ha chiarito un grave problema e dichiarato infondate le questioni di legittimità sollevate
dalla Corte d’appello di Venezia riguardo all’articolo 2 del DPR 797/1955, che escludeva il diritto all’assegno per
il nucleo familiare (ANF) al coniuge del datore di lavoro, ma non alla convivenza di fatto. La norma mira a
evitare l’autofinanziamento, impedendo che il beneficio venga erogato a un nucleo comprendente anche il datore
di lavoro. La Corte ha precisato che la convivenza di fatto, regolamentata dall’articolo 1, comma 50, della legge
76/2016, non è equiparata al matrimonio ai fini dell’ANF, e quindi non comporta l’esclusione del beneficio. La
disciplina è coerente con i principi costituzionali, poiché la mancata considerazione della convivenza di fatto si
applica sia per l’assegnazione che per l’esclusione dell’ANF.
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IL MARITO CHE HA SACRIFICATO LA CARRIERA HA DIRITTO ALL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO.
Corte di Cassazione, Ordinanza n. 6433/2024
La Corte di Cassazione ha ribadito che l’assegno divorzile non è destinato a ripristinare il tenore di vita coniugale,
ma a riconoscere il contributo dell’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio
familiare. Nel caso in esame, la Corte d’appello di Firenze aveva rideterminato l’assegno a carico dell’ex moglie,
evidenziando come la cessazione del matrimonio avesse compromesso l’autonomia economica dell’ex marito, il
quale si era dedicato esclusivamente alla gestione del patrimonio immobiliare della famiglia. Con ordinanza n.
6433/2024, la Corte di Cassazione ha chiarito che l’assegno divorzile deve avere una natura sia assistenziale che
perequativo-compensativa, riconoscendo un contributo volto a garantire al coniuge richiedente un livello
reddituale adeguato al contributo fornito nella vita familiare, tenendo conto delle aspettative professionali
sacrificate. Tale funzione equilibratrice del reddito mira a riconoscere il ruolo dell’ex coniuge economicamente
più debole nella formazione del patrimonio familiare e personale, compensando i sacrifici sostenuti per il bene
della famiglia.
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SONO DEDUCIBILI LE SPESE DI ASSISTENZA PER I DISABILI.
Corte di Cassazione, Ordinanza n. 449/2025
La Corte di Cassazione ha stabilito che le spese per l’assistenza a persone con disabilità grave e permanente sono
integralmente deducibili ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera b) del TUIR, senza considerare la qualifica
professionale del prestatore di assistenza. La Corte ha chiarito che la deducibilità è legata alla finalità assistenziale
e non alla professionalità dell’assistente, affermando che anche le spese sostenute per collaboratori domestici
sono ammissibili se documentate e destinate alla cura di un disabile riconosciuto ai sensi della Legge n.
104/1992. Inoltre, la Cassazione ha distinto tra le disposizioni fiscali relative alle spese per disabili gravi e quelle
per soggetti non autosufficienti, evidenziando un trattamento fiscale più favorevole per i primi. Questa pronuncia
rappresenta un passo significativo verso un sistema fiscale più equo per le famiglie che assistono persone con
disabilità.
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MANCANZA DI OMOLOGAZIONE DELL’AUTOVELOX.
L’articolo analizza le conseguenze giuridiche del difetto di omologazione del dispositivo “autovelox fisso”, in
relazione all’art. 142, comma 6, del Codice della Strada (cds) e alle norme sulla segnaletica stradale. La Corte di
Cassazione ha stabilito che l’accertamento effettuato con un autovelox approvato ma non debitamente
omologato è illegittimo (Cass. n. 20913/2024). L’omologazione è definita come un processo tecnico-
amministrativo necessario per garantire l’affidabilità degli strumenti di rilevamento (Cass. n. 20492/2024). Inoltre,
la Cassazione ha chiarito che l’approvazione ministeriale non equivale all’omologazione (Cass. n. 10505/2024),
sottolineando che solo l’omologazione consente di considerare valide le risultanze degli apparecchi di
rilevamento. Le circolari ministeriali non possono derogare alle disposizioni normative primarie, confermando
l’importanza dell’omologazione per la legittimità degli accertamenti sui limiti di velocità (Cass. n. 14597/2021).